COGS: come calcolare il costo del venduto di un ecommerce
COGS: scopri come calcolare il costo del venduto di un ecommerce, leggere il margine lordo e gestire correttamente scorte e costi diretti.
Il COGS (Cost of Goods Sold), o costo del venduto, è il costo dei prodotti effettivamente venduti in un periodo. Per un ecommerce indica quanto è costato acquistare o realizzare gli articoli usciti dal magazzino, includendo gli eventuali costi diretti necessari a portarli nella condizione e nel luogo in cui possono essere venduti. Calcolarlo aiuta a misurare il margine lordo e a capire se prezzi, assortimento e canali di vendita sono sostenibili.
Che cos’è il COGS e perché serve a un ecommerce
Il COGS collega le vendite alle scorte: non considera tutti i prodotti acquistati, ma soltanto quelli venduti nel periodo analizzato. La merce ancora in magazzino, in linea generale, non è ancora costo del venduto: rappresenta una giacenza che dovrà essere valutata secondo i criteri contabili applicabili all’impresa.
Questa distinzione conta soprattutto per chi acquista stock in anticipo. Se un negozio compra cento unità ma ne vende quaranta, attribuire subito l’intero acquisto ai costi del periodo può offrire una lettura distorta della redditività. Il COGS permette invece di confrontare il ricavo dei prodotti venduti con il costo associato proprio a quelle unità.
Il dato è utile anche per decisioni operative: confrontare fornitori, rivedere i prezzi, individuare prodotti poco redditizi o verificare l’effetto di resi e sconti. Per completare l’analisi, il COGS va letto insieme agli altri indicatori: la guida ai KPI fondamentali per vendere sui marketplace offre un quadro più ampio delle metriche da monitorare.
Come si calcola il COGS
Per un’attività che vende prodotti acquistati da fornitori, una formula di base è:
COGS = rimanenze iniziali + acquisti netti del periodo + costi diretti di approvvigionamento − rimanenze finali
Gli acquisti netti tengono conto, secondo le registrazioni adottate, di elementi come resi al fornitore e sconti d’acquisto. I costi diretti di approvvigionamento possono comprendere, per esempio, trasporto in entrata, dazi o costi di lavorazione direttamente attribuibili ai prodotti. La loro inclusione e il criterio di ripartizione devono essere coerenti con le regole contabili applicabili e verificati con il commercialista.
Per calcolare il costo del venduto unitario, si determina il costo delle unità vendute sulla base del metodo di valorizzazione delle rimanenze adottato dall’impresa. Le modalità di calcolo possono differire, per esempio, quando i prezzi di acquisto cambiano nel tempo: è importante applicare criteri coerenti e allineati alla contabilità, senza scegliere un metodo diverso solo per ottenere un margine più favorevole.
Un esempio pratico di COGS per un ecommerce
Immaginiamo un prodotto venduto sul sito e su un marketplace. I numeri seguenti sono puramente illustrativi e non rappresentano tariffe o valori standard. Il costo d’acquisto è 24 euro per unità e il trasporto in entrata attribuito al prodotto è 2 euro. Il COGS unitario risulta quindi pari a 26 euro, se entrambi i costi sono inclusi secondo i criteri adottati dall’impresa.
Se nel periodo vengono vendute 40 unità, il COGS complessivo è 1.040 euro. Con un prezzo di vendita di 100 euro per unità, il ricavo complessivo, prima di considerare le altre voci, è 4.000 euro. Il margine lordo è 2.960 euro, pari a 74 euro per unità. Per confrontare correttamente ricavi e costi, occorre lavorare su basi omogenee e considerare il trattamento dell’IVA previsto per l’impresa.
| Voce | Per unità | Totale su 40 unità |
|---|---|---|
| Ricavo di vendita illustrativo | 100 euro | 4.000 euro |
| COGS | 26 euro | 1.040 euro |
| Margine lordo | 74 euro | 2.960 euro |
Il margine lordo non coincide con il profitto. Commissioni del marketplace, costi di pagamento, spedizione al cliente, imballaggio, promozione, personale e spese generali possono ridurre il risultato. Se, sempre a titolo d’esempio, commissioni e spedizione in uscita ammontano insieme a 17 euro per ordine, il margine disponibile prima degli altri costi scende a 57 euro per unità. La classificazione contabile di queste spese può variare: per l’analisi gestionale, conviene comunque tenerle separate dal COGS e mostrarle con chiarezza.
Quali costi includere e quali tenere separati
Una definizione utile per la gestione è: nel COGS entrano i costi direttamente attribuibili all’acquisto o alla produzione della merce venduta; le spese necessarie a venderla e consegnarla si analizzano normalmente in voci distinte. La classificazione contabile dipende dal caso e dai criteri applicati, quindi il modello gestionale non sostituisce la verifica del professionista.
- Di norma si analizzano nel costo del prodotto: prezzo d’acquisto, materiali e lavorazioni direttamente collegati, oltre a eventuali costi d’ingresso attribuibili alla merce.
- Conviene esporre separatamente nell’analisi del canale: commissioni marketplace, costi di pagamento, spedizione al cliente, imballaggio e spesa pubblicitaria.
- Vanno valutati caso per caso: assemblaggio, personalizzazione, confezioni incluse nel prodotto, resi e costi di gestione del magazzino.
Separare queste voci rende possibile confrontare prodotti e canali senza confondere il costo del prodotto con quello necessario a venderlo. Per approfondire il passaggio dal costo al margine, consulta la guida su come calcolare il margine di un prodotto. Se lo stesso articolo è venduto su più piattaforme, l’analisi dei margini per canale di vendita aiuta a leggere separatamente costi e ricavi di ciascun canale.
Resi, promozioni e vendite su più canali
Resi e annullamenti richiedono attenzione: se un prodotto torna disponibile e può essere rivenduto, occorre registrare correttamente il rientro nelle scorte e l’eventuale storno della vendita, secondo le procedure amministrative adottate. Se l’articolo è danneggiato o non rivendibile, la valutazione della perdita o della svalutazione va gestita con il supporto del commercialista. Non tutti i resi hanno quindi lo stesso effetto sul COGS.
Uno sconto riduce il ricavo, non cambia automaticamente il costo originario del prodotto. Per questo, un prezzo promozionale può comprimere il margine lordo anche quando il COGS resta invariato. Separare il prezzo effettivo di vendita dal costo unitario rende visibile l’impatto di coupon, offerte e ribassi.
Chi vende lo stesso articolo sul proprio sito e su diversi marketplace dovrebbe inoltre riconciliare quantità vendute, rientri e giacenze tra i sistemi. Il COGS del prodotto può restare identico, ma commissioni, tariffe di spedizione e condizioni operative cambiano in base al canale. Un’analisi unica che mescola tutte le vendite rischia di nascondere differenze importanti.
Errori da evitare nel calcolo
- Confondere acquisti e vendite: l’importo fatturato dai fornitori nel periodo non equivale necessariamente al costo dei prodotti venduti nello stesso periodo.
- Usare costi unitari non aggiornati: cambi di prezzo, trasporto o lavorazione possono rendere poco attendibile una media calcolata mesi prima.
- Trascurare scorte e resi: giacenze non riconciliate, articoli danneggiati o rientri registrati in ritardo alterano il risultato.
- Mescolare COGS e costi di vendita: una sola voce aggregata impedisce di capire se il problema dipende dal prodotto, dal canale o dalla logistica.
- Non uniformare i dati: confrontare un ricavo comprensivo di IVA con costi esposti al netto, o viceversa, può falsare la lettura.
- Ignorare kit e bundle: il costo dei componenti va attribuito al prodotto venduto con un criterio documentato e coerente.
Il calcolo gestionale deve essere riconciliabile con le scritture contabili e con la valorizzazione delle rimanenze. Le regole possono dipendere dalla forma dell’attività, dal tipo di beni e dai criteri adottati: prima di usare il dato per bilancio o dichiarazioni, è prudente verificarlo con il commercialista.
Come usare il COGS nelle decisioni
Un COGS affidabile aiuta a individuare articoli che generano margine lordo insufficiente, a valutare l’effetto di un aumento dei costi d’acquisto e a confrontare il rendimento di assortimenti diversi. Può anche alimentare simulazioni di prezzo: quanto margine resta dopo una promozione? Un prodotto più costoso da acquistare è compensato da un prezzo o da una rotazione migliori?
Per rispondere, affianca al costo del venduto il prezzo effettivo, le commissioni, la logistica, i resi e i costi di acquisizione. Considera anche la frequenza di aggiornamento dei dati: un’analisi mensile può essere sufficiente per alcune categorie, mentre articoli con prezzi o vendite molto variabili richiedono controlli più ravvicinati. L’obiettivo è usare la stessa definizione di costo e lo stesso periodo nei confronti.
Come MarketRock aiuta a leggere i dati di vendita
MarketRock centralizza informazioni operative provenienti da sito e marketplace e può supportare il monitoraggio delle vendite e dei flussi collegati agli ordini. Le analisi dati di vendita possono affiancare il lavoro di controllo dei margini, senza sostituire la valorizzazione contabile delle rimanenze. Scopri la piattaforma su MarketRock.
Domande frequenti
Il COGS comprende le commissioni del marketplace?
Per l’analisi gestionale è spesso più chiaro tenerle separate dal costo del prodotto. La classificazione contabile va verificata in base al caso e ai criteri adottati.
Il COGS è uguale al costo d’acquisto della merce?
Non sempre. Può includere costi diretti di approvvigionamento e considera le quantità vendute, non tutti gli acquisti del periodo.
Come si calcola il COGS per un prodotto realizzato internamente?
Si attribuiscono alle unità vendute i costi di produzione pertinenti, secondo criteri coerenti. Il metodo va definito con il commercialista e applicato con continuità.