Break even point: quando un ecommerce va in pareggio
Break even point ecommerce: formula, esempio pratico e costi da considerare per capire quando le vendite coprono le spese.
Il break even point è il livello di vendite in cui i ricavi coprono tutti i costi considerati: l’attività non genera né un utile né una perdita. Per un ecommerce, calcolarlo significa stimare quanti ordini o quale fatturato servono per raggiungere il pareggio, tenendo conto di prodotto, spedizioni, commissioni dei marketplace e costi di struttura.
Non è una soglia valida per sempre. Cambia quando variano prezzi, mix di canali, costi di acquisizione o spese operative. Perciò è più utile come strumento di pianificazione e controllo che come numero da calcolare una volta sola.
Come funziona il break even point
La logica parte dalla distinzione tra costi fissi e costi variabili. I primi, entro un certo periodo e livello di attività, non cambiano direttamente al variare degli ordini: per esempio, un canone software o una parte dei costi del personale. I secondi aumentano o diminuiscono con le vendite, come il costo d’acquisto dei prodotti, le commissioni di vendita e le spese di spedizione sostenute per ogni ordine.
Per ogni prodotto o ordine, la differenza tra ricavo netto e costi variabili è il margine di contribuzione. È la quota che resta per coprire i costi fissi e, una volta coperti, contribuire al risultato economico. La formula più semplice è:
Break even point in unità = costi fissi del periodo ÷ margine di contribuzione unitario
Se si vuole esprimere il pareggio in fatturato, si usa invece il rapporto tra margine di contribuzione e ricavi:
Break even point in fatturato = costi fissi del periodo ÷ margine di contribuzione percentuale
Il margine percentuale si ottiene dividendo il margine di contribuzione per il ricavo netto. Per approfondire la differenza tra ricavi e costi imputabili a una vendita, può essere utile la guida sul margine di contribuzione e il suo calcolo.
Quali costi inserire nel calcolo
La precisione dipende soprattutto da come vengono classificati i costi. Conviene definire un periodo omogeneo, per esempio un mese, e includere le spese coerenti con il risultato che si vuole misurare. Se l’obiettivo è capire se l’attività ecommerce copre i propri costi operativi, non basta sottrarre il costo d’acquisto della merce al prezzo di vendita.
Tra i costi variabili o legati agli ordini possono rientrare:
- costo del prodotto, inclusi gli oneri direttamente associati all’acquisto;
- commissioni del marketplace e costi di pagamento;
- imballaggio, preparazione e spedizione quando sono sostenuti dall’azienda;
- sconti, resi e rimborsi, secondo un criterio coerente con i dati disponibili;
- costi pubblicitari attribuibili alle vendite, se si sta analizzando il margine dopo l’acquisizione.
Tra i costi fissi si possono trovare canoni di piattaforme e gestionali, consulenze ricorrenti, affitto e stipendi, oltre a una quota di spese amministrative. La classificazione non è sempre netta: un contratto logistico può combinare una componente fissa e una variabile; le campagne pubblicitarie possono avere un budget pianificato ma incidere in modo diverso sui singoli ordini. È quindi importante applicare lo stesso criterio nel tempo.
Per il calcolo dei ricavi, usa valori coerenti con la contabilità: in genere il prezzo al netto dell’IVA e degli sconti, non l’importo lordo incassato dal cliente. Il trattamento fiscale e contabile di singole voci può dipendere dal caso concreto; per impostare il prospetto è prudente confrontarsi con il commercialista.
Un esempio pratico di pareggio mensile
Immaginiamo un prodotto venduto online a un prezzo netto di 80 euro. Sono numeri ipotetici, scelti solo per mostrare il metodo. Per ogni unità, l’azienda sostiene 32 euro di costo del prodotto, 10 euro di commissioni, 2 euro di imballaggio, 5 euro di spedizione a proprio carico e 1,60 euro di costi di pagamento.
| Voce | Importo per unità |
|---|---|
| Ricavo netto | 80 euro |
| Costi variabili complessivi | 50,60 euro |
| Margine di contribuzione unitario | 29,40 euro |
| Costi fissi mensili ipotetici | 5.880 euro |
Il margine unitario è pari a 80 meno 50,60, cioè 29,40 euro. Dividendo i costi fissi mensili, 5.880 euro, per 29,40, si ottiene un pareggio di 200 unità al mese. A quel volume, il fatturato netto del prodotto sarebbe 16.000 euro. Vendere meno non significa automaticamente che ogni singolo ordine sia in perdita: significa che, nel periodo considerato, il margine generato non basta ancora a coprire tutti i costi fissi inclusi nel calcolo.
Se, per esempio, una parte delle spedizioni viene pagata dal cliente, il costo effettivamente sostenuto dall’azienda può cambiare. Lo stesso vale per coupon, resi, commissioni diverse per categoria o costi promozionali. Aggiornare i valori reali può quindi spostare sensibilmente la soglia. Per stimare correttamente il contributo di prezzo, costi e sconti, consulta anche la guida su come calcolare il margine di un prodotto.
Un ecommerce vende su più canali: quale margine usare?
Un valore medio può nascondere differenze importanti tra sito proprietario e marketplace. A parità di prodotto, commissioni, promozioni, costi di pagamento e logistica possono produrre margini diversi. Se il negozio raggiunge il pareggio solo grazie a un canale più redditizio, un aumento delle vendite su un canale meno remunerativo potrebbe non migliorare il risultato quanto previsto.
Quando il catalogo comprende più prodotti o canali, calcolare un unico break even point richiede quindi un’ipotesi sul mix di vendita. Si può stimare un margine medio ponderato usando la quota attesa di ordini per ciascun prodotto o canale. Se il mix cambia, cambia anche il margine medio e la soglia di pareggio. Per questo è utile affiancare al calcolo una analisi dei margini per canale di vendita, anziché basarsi soltanto sul fatturato complessivo.
Se invece ogni ordine ha una composizione molto variabile, può essere più leggibile ragionare per categorie, fasce di prezzo o tipologie di ordine. Il risultato resta una stima: non sostituisce l’analisi puntuale dei margini e va interpretato alla luce della reale combinazione di vendite.
Come interpretare il risultato e usarlo per decidere
Confrontare vendite previste e soglia di pareggio aiuta a valutare se un obiettivo commerciale è compatibile con la struttura dei costi. Se il volume richiesto appare difficile da raggiungere, le leve possibili non si limitano ad aumentare il traffico: si può lavorare sul prezzo, sul costo d’acquisto, sulle spese logistiche, sulle condizioni di vendita o sul mix dei canali.
Ogni intervento va valutato sul suo effetto complessivo. Un aumento di prezzo può ridurre la conversione; una promozione può accelerare gli ordini ma assottigliare il margine; un servizio di spedizione più conveniente può richiedere condizioni operative specifiche. Conviene simulare scenari realistici e verificare quale margine rimane per ordine, non solo il numero di vendite atteso.
Il break even point economico non coincide inoltre con il pareggio di cassa. Un’attività può risultare in pareggio secondo il prospetto dei costi e avere comunque tensioni finanziarie per effetto delle scorte, dei tempi di incasso dai marketplace o dei pagamenti ai fornitori. Per pianificare la liquidità serve quindi anche un controllo dei flussi finanziari, distinto dal calcolo del risultato economico.
Errori da evitare nel calcolo
- Usare il fatturato lordo come ricavo. IVA, sconti e rimborsi rendono il dato diverso dal ricavo effettivamente disponibile a coprire i costi.
- Dimenticare le spese per ordine. Commissioni, imballaggi e spedizioni possono erodere il margine anche quando il prezzo sembra conveniente.
- Considerare fissi costi che cambiano con i volumi. Verifica contratti e tariffe: alcune spese hanno componenti miste o scaglioni.
- Applicare un margine medio a un mix diverso. Se cambiano prodotti, canali o promozioni, aggiorna la stima ponderata.
- Confondere pareggio operativo e utile netto. Il risultato dipende dalle voci incluse. Imposte, oneri finanziari e investimenti vanno trattati in base alla domanda a cui il calcolo deve rispondere, con il supporto del professionista quando necessario.
- Non aggiornare i dati. Prezzi, commissioni, costi di fornitura e logistica evolvono: una stima basata su condizioni superate può guidare male le decisioni.
Un controllo periodico aiuta a capire se la soglia si sta avvicinando o allontanando. È utile affiancare al calcolo alcuni KPI, come valore medio dell’ordine, margine per canale, tasso di reso e costo di acquisizione. La guida ai KPI fondamentali dell’ecommerce sui marketplace offre un quadro dei principali indicatori da monitorare insieme ai risultati economici.
Come MarketRock aiuta a leggere i dati di vendita
MarketRock centralizza dati e flussi operativi utili a confrontare ordini, prodotti e canali. Queste informazioni possono supportare una analisi dati di vendita più ordinata, da integrare con i costi e i criteri contabili dell’azienda. Per conoscere la piattaforma è possibile visitare il sito di MarketRock.
Domande frequenti
Il break even point si calcola sul fatturato o sugli ordini?
Si può esprimere in entrambi i modi. Il numero di ordini richiede il margine medio per ordine; il fatturato richiede il margine di contribuzione percentuale.
Un ecommerce in pareggio sta guadagnando?
No. Nel punto di pareggio i ricavi coprono i costi inclusi nel calcolo, ma non resta un utile. Il risultato può cambiare se alcune voci sono state escluse.
Ogni quanto va aggiornato il calcolo?
Quando cambiano in modo rilevante prezzi, costi, commissioni o mix dei canali, e con regolarità durante il controllo gestionale. La frequenza dipende dalla variabilità dell’attività.